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Tassi di interesse in diminuzione… ma non ancora abbastanza - Ottobre 2024

Molti mesi di lavoro e riunioni ai vertici del sistema bancario europeo (BCE) e alla fine il taglio degli interessi è finalmente arrivato. Si tratta però di poca cosa! Mezzo punto, di cui un 0,25% lo scorso giungo e un altro 0,25% a settembre. Un taglio poco coraggioso che non consente la ripresa degli investimenti per le aziende, scoraggiate da condizioni ancora troppo onerose, e non aiuta le famiglie  che continuano a  corrispondere interessi ancora molto alti sui mutui contratti a tasso variabile.

La banca centrale europea ha annunciato un nuovo taglio del costo del denaro di 25 punti base (0,25%) a partire dal 18 settembre scorso. Il taglio dei tassi è stato possibile grazie alla riduzione dell'inflazione, che, per i paesi dell'area dell'euro è scesa da un massimo del 10,6% dell'ottobre 2022 al 2,2% dello scorso agosto. Secondo le proiezioni della BCE l'inflazione media si attesterà al 2,5% nel 2024 per poi scendere al 2,2% nel 2025 e 1,9% nel 2026, in linea con l'obiettivo del 2% nel medio termine. Il calo dell'inflazione ha quindi consentito alla BCE di allentare la presa e ridare fiato all'economia, riducendo il costo dell'indebitamento di famiglie e imprese. In realtà la riduzione dei tassi non farà diminuire il costo dei nostri mutui perché ha prodotto i suoi effetti già prima di essere annunciata! Gli Istituti di credito, infatti, si comportavano da settimane come se quel taglio fosse scontato!  Tutti coloro che in passato hanno sottoscritto o che vogliono sottoscrivere oggi un mutuo a tasso variabile stanno infatti già beneficiando da mesi della riduzione della rata, cosi come per i mutui già accesi, i tassi di interesse di interesse nella maggior parte dei casi sono già diminuiti. L'annuncio del taglio dei tassi a partire dal 18 settembre non ha fatto altro che confermare le attese.  Questo non vale per i mutui a tasso fisso già sottoscritti, sui quali pagheremo sempre lo stesso tasso pattuito al momento della sottoscrizione (a meno di non ricorrere a una surroga o rinegoziazione). Più difficile invece è valutare il caso dei finanziamenti a tasso fisso di nuova sottoscrizione perché questi vengono stabiliti su parametri di lungo termine. Per determinare questi tassi infatti, conta molto ciò che ci si attende succeda nell'arco dei 30 anni in termini di crescita dell'economia e capacità della banca centrale di controllare l'inflazione. Quindi fare previsioni, soprattutto se diverse da quelle del "mercato" è molto difficile, soprattutto per periodi superiori a pochi mesi. A maggior ragione è molto difficile prevedere correttamente ciò che succederà in un lungo periodo di tempo. Ma al di la delle previsioni, gli esperti ci consigliano di tenere a mente soprattutto tre cose quando si decide di accendere un mutuo: 1. Sapere che in media i mutui a tasso fisso sono più costosi dei mutui a tasso variabile: è il prezzo dell'assicurazione che si acquista per proteggersi dal rischio di un aumento dei tassi e, quindi, da un incremento delle rate; 2. Verificare la possibilità di rinegoziare il mutuo con la nostra banca o passando a un'altra banca con una "surroga" se abbiamo sottoscritto un mutuo a tasso fisso che si rivela successivamente "molto costoso" perché i tassi a lungo termine diminuiscono notevolmente. 3. Fare un'attenta pianificazione delle proprie finanze, solo in questo modo saremo sempre in grado di restituire regolarmente il prestito fronteggiando tempestivamente variazioni della rata, senza incorrere in spiacevoli inconvenienti.