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I ragazzi non s’arrendono: idee e web contro la crisi - Novembre 2024

Non ci sono solo i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un’occupazione. Ci sono anche giovani che mettono a frutto le loro competenze, s’inventano mestieri, aprono nuove imprese e producono ricchezza. Sono gli ”Employed-Educated and Trained”, quelli che ce la fanno insomma.

C’è un piccolo esercito, in Italia, che sfida con successo la crisi economica. Sono i 175 mila under 29 che hanno aperto un’azienda negli ultimi sette anni – quelli della crisi - "I giovani che ce l'hanno fatta" fotografati da una ricerca del Censis per Confcooperative.  Sono i titolari di aziende, in particolare di quell’avanguardia ristretta fatta di quasi 9 mila imprese attive in settori che hanno fatto registrare il boom. Una dinamica che vede crescere del 53,4% il numero dei giovani titolari d’impresa nei servizi d’informazione e altri servizi informatici, del 51,5% nei servizi per edifici e paesaggio, del 25,3% nei servizi di ristorazione. Nelle attività legate alla gestione di alloggi per vacanze e altre strutture per soggiorni brevi l’incremento è del 55,6%. La comunicazione, mediata da strumenti sempre più sofisticati, ha generato un mercato su cui i giovani si stanno proponendo come principali erogatori di servizi, fino ad assumere, in questo campo, un livello di competenza che spiazza le generazioni precedenti. Raddoppiano, inoltre, i giovani imprenditori nelle attività di supporto per le funzioni d’ufficio e i servizi alle imprese (+113,3%). Il numero dei giovani occupati supera la soglia dei 3 milioni, di cui circa 1,8 milioni di uomini e 1,2 milioni di donne (tab. 1) vale a dire il 13,3% del totale degli occupati, e si stima che corrispondano al 6,6% del totale delle retribuzioni lorde da lavoro dipendente e sui profitti da lavoro indipendente. Il valore complessivo raggiunge i 52,2 miliardi di euro, il 2,5% del Pil. In sintesi, se si considerano i settori in crescita, il numero dei titolari giovani passa dai 27.335 del 2009 ai 36.079 di oggi, con un incremento del 32 per cento in questi sette anni. Malgrado i progressi complessivi, il persistente gender gap nell’occupazione giovanile è tuttora evidente. Il divario tra i tassi di occupazione maschile e femminile, sebbene in lieve diminuzione, rimane significativo: nel 2023 si attesta a 10,4 punti percentuali (39,7% per i maschi contro 29,3% per le femmine). “Ci sono segnali di vivacità che vanno incoraggiati”, commenta il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini. “Occorre dare ai giovani una prospettiva di futuro e di speranza concreta. Sono loro il futuro del paese”. La ricerca dedica spazio anche ai giovani con un lavoro dipendente, e mette in luce come investire nell’istruzione ripaghi ancora gli sforzi. Oggi lavora il 43,5% di chi si è diplomato nel 2011, il 25,3% è occupato con un contratto a tempo indeterminato, il 33,8% con uno a termine, l’11,5% ha scelto la strada del lavoro autonomo, mentre l’8,7% ha dichiarato di lavorare senza contratto. L’evoluzione del mercato occupazionale giovanile italiano evidenzia una marcata tendenza verso una “economia delle competenze”, con una crescente domanda di capitale umano altamente qualificato. Il significativo incremento del 3,1% nella quota di occupati con laurea e post-laurea, che ora costituisce il 23,5% del totale, rappresenta un chiaro indicatore di questa transizione.

 

 

 

 

Tab. 1 – Giovani dai 15 ai 29 anni occupati in Italia, 2019-2024 (v.a. in migliaia., val. %, diff. Ass. e var. %)

Occupati

v.a.

Diff. Ass.

Var. %

I sem.

I sem.

Var.%
I sem.

2019

2020

2021

2022

2023

2019-2023

2019-2023

2023

2024

2023-2024

Maschi

1.642

1.555

1.610

1.732

1.796

154

9,4

1.779

1.783

0,3

Femmine

1.187

1.062

1.127

1.230

1.238

52

4,4

1.238

1.246

0,7

Totale

2.829

2.617

2.736

2.962

3.035

206

7,3

3.016

3.029

0,4

Fonte: elaborazione Censis su dati Istat