Economia sociale: quando le risposte contano più delle parole - Febbraio 2026
Nelle Giudicarie non servono grandi discorsi per capire se una cosa funziona oppure no. Basta guardarsi attorno. Se un servizio resta aperto, se una cooperativa continua a dare lavoro, se un paese non si spegne del tutto, allora vuol dire che qualcuno sta facendo bene il proprio mestiere. È da qui che vale la pena partire quando si parla di economia sociale, evitando le etichette e andando dritti al punto.
La recente ricerca “Economia sociale 2025” di EURICSE, centro di ricerca trentino che su questi temi lavora da anni, dice in sostanza una cosa molto semplice: l’economia sociale non è un contorno, ma una colonna portante, soprattutto nei territori come il nostro. Non è una teoria buona per i convegni, è qualcosa che incide sulla vita quotidiana delle persone. Cooperative, associazioni, imprese sociali: nomi che qui non suonano astratti. Sono realtà che garantiscono assistenza agli anziani, servizi educativi, inserimenti lavorativi, spazi di socialità. Realtà che spesso operano dove altri non arrivano o non trovano conveniente arrivare. E lo fanno restando sul territorio, senza spostare altrove risorse e decisioni. La ricerca mette nero su bianco numeri importanti, ma il dato più interessante è un altro: l’economia sociale funziona davvero nelle aree periferiche, perché nasce dai bisogni concreti delle comunità. Non cala soluzioni dall’alto, ma cresce dal basso. È anche per questo che nelle valli resiste più che altrove. C’è però un rischio, che chi vive qui conosce bene. Dare tutto questo per scontato. Pensare che cooperative e associazioni possano reggere qualunque cambiamento, qualunque aumento dei costi, qualunque carenza di personale, senza un sostegno adeguato. Quando una realtà di questo tipo entra in difficoltà, non viene rimpiazzata facilmente. Il servizio si riduce o sparisce, e a farne le spese sono sempre gli stessi: famiglie, anziani, persone fragili. A questo punto la questione diventa anche politica, nel senso più concreto del termine. Sostenere l’economia sociale significa scegliere di investire su ciò che tiene insieme lavoro, servizi e comunità. Significa riconoscere che non tutti i territori possono essere governati con le stesse ricette. Le Giudicarie non sono una grande città, e non hanno bisogno di modelli pensati per altri contesti. La ricerca EURICSE lo dice chiaramente: dove l’economia sociale viene accompagnata, i territori tengono. Dove viene lasciata sola, aumentano le disuguaglianze e lo spopolamento. È un messaggio che parla anche ai cittadini, non solo agli amministratori. Perché questo modello vive se c’è partecipazione, se le persone si sentono parte di qualcosa e non semplici utenti. Qui da noi le basi ci sono. Una storia cooperativa forte, una cultura del fare insieme che non è mai stata solo una parola. La sfida, oggi, è non disperdere questo patrimonio. Meno proclami, più scelte coerenti. Perché nelle comunità periferiche la fiducia non si costruisce con gli slogan, ma con soluzioni che funzionano davvero, giorno dopo giorno.