Cerca tra i contenuti

Presentazione del Cantiere Civico Democratico

In un tempo di cambiamenti e inquietudini, le città tornano nodi fondanti della rete territoriale; concentrazioni non solo di strutture fisiche e di persone ma anche di idee. Dalla loro complessità - spesso conflittuale e talvolta lacerante ­ possono nascere nuovi modelli e nuovi linguaggi. Perfino nuove speranze.

Ciò vale anche per le città alpine, come Trento.

Le città - come insegnava La Pira ­ hanno una loro identità, una loro peculiare vocazione. Unica e irripetibile, come le persone.
Per dare vita ad una nuova stagione occorre partire dalla filiera di significati e di valori di straordinaria attualità e di enorme potenzialità che segnano il codice genetico della città.

Trento è la città del Concilio e di Chiara Lubich. Questi segni ci parlano di pace, di rispetto e promozione della diversità, di impegno alla convivenza, anche la più difficile. Ci parlano di unità e di una vita a colori, non in grigio; di apertura e non di arroccamento nella paura e neppure nel localismo.
Ci parlano della nostra città come di un possibile punto di riferimento globale dello studio, della discussione, dell'incontro attorno a questi temi, dai quali dipenderà il futuro stesso della democrazia.

Trento è la città di Cesare Battisti e custodisce memorie importanti del passaggio drammatico di cento anni or sono. Ma ha imparato a rifiutare ogni nazionalismo, a lavorare per superare le ferite della storia, a coglierne la complessità. Può diventare un punto di riferimento per rileggere il senso dei confini. Un ponte, quello tra la cultura italiana e il mondo mitteleuropeo, ha bisogno di più piloni: Trento ne costituisce uno. E le campate devono e possono essere gettate in più direzioni.

Trento è la città di don Dante Clauser, di don Valerio Piffer, di tanti testimoni e profeti di umanità solidale. Di condivisone praticata ed esigente. Questo tessuto valoriale, reso ogni giorno vivo e fecondo da un volontariato tanto straordinario quanto discreto, può ancor più saldarsi con gli strumenti della nostra Autonomia e dare vita a politiche innovative e coraggiose di lotta alla povertà urbana, alle disuguaglianze e alle solitudini. Possiamo dimostrare che sicurezza e alta qualità sociale sono sinonimi e che non è dalla cultura della paura e dell'individualismo che può arrivare la felicità delle persone e delle comunità.

Trento è la città di Giuseppe Mattei e di tanti protagonisti delle lotte operaie e studentesche degli anni sessanta e settanta. È cambiato il mondo e si è radicalmente trasformata la struttura sociale, ma non si è spezzato il filo che collega, in ogni tempo, la domanda di una società più giusta, con opportunità equamente divise e senza barriere insuperabili per chi ha capacità e voglia di fare. Non è venuta meno la necessità di mettere al centro il lavoro, la sua sicurezza, la sua dignità, in modo particolare per i giovani. Non ci sono più le grandi fabbriche di quel periodo, ma la città stessa può diventare sempre di più una grande fabbrica innovativa, capace di stimolare e sperimentare anche nuovi lavori. Si può tentare una sorta di " scommessa comune per il lavoro ", unendo, in progetti innovativi, competenze provinciali, disponibilità municipali, iniziativa delle parti sociali e supporto di tutte le realtà cooperative e finanziarie che operano in città.

Trento è la città di Achille Pomini e dei pionieri dell'Università della Terza Età. Da questa straordinaria esperienza deriva lo stimolo ad una attenzione nuova verso i cittadini anziani: talvolta hanno bisogno di ricevere sotto forma di cura e vicinanza ci ò che hanno dato alla città; molto spesso hanno invece ancora moltissimo da dare come protagonisti sul piano civile e sociale, nonché nell'ambito della famiglia, nucleo sempre più essenziale per la tenuta del tessuto comunitario.

Trento è la città di Nino Andreatta, Bruno Kessler e tanti altri che hanno testimoniato una visione lungimirante: lo sviluppo di qualità non può prescindere dalla conoscenza e dalla innovazione. Vale per ogni territorio e vale soprattutto per le città e per la loro economia. Scuola, Università, centri pubblici e privati di ricerca, poli di innovazione, strutture culturali e museali: guai perdere di concentrazione e di determinazione attorno a questa filiera. La città deve impegnarsi, investire, proporre, se del caso vigilare e protestare se la centralità politica di questi settori venisse compromessa da altre priorità, magari di più immediata visibilità. La città non è solo teatro di molte politiche per la conoscenza e l'innovazione: ne deve essere anche protagonista. E per questo deve far sentire a casa loro i giovani: tutti, quelli trentini e quelli che speriamo arrivino sempre di più a Trento per studiare, progettare futuro, sperimentare cose nuove, da tutto il mondo.

Trento è la città di Oss Mazzurana. Dunque non deve smettere di pensare, sognare, progettare in grande. La sobrietà e il realismo ­ attitudini particolarmente necessarie soprattutto in tempi di risorse non abbondanti ­ non devono condurre verso la prosaicità e il minimalismo: non è così che si può pensare di mantenere anche per i nostri figli e nipoti un livello adeguato di qualità della vita. Troppi progetti ambiziosi sono stati abbandonati. A troppe sfide si è rinunciato. Altre sono finite su un binario morto. Una città non progredisce solo con l'ordinaria amministrazione: ha bisogno di potersi riconoscere in una visione di lungo periodo, simboleggiata da alcuni progetti forti e coraggiosi.

Trento è la città di Walter Micheli e di Gino Tomasi, testimoni di un ambientalismo capace di uscire dall'ideologia per farsi politica, amministrazione, cultura, scienza. Di tutto ci ò abbiamo ancor più bisogno, per evitare il rischio di tornare prigionieri di quel pensiero unico e sbrigativo che ha prodotto la più grave crisi economica, sociale e ambientale degli ultimi decenni. Trento, con il suo fecondo rapporto con le valli trentine e con le Terre Alte Alpine, deve costituire tra l'altro un laboratorio di interesse internazionale in occasione di Expo 2015, dedicato proprio ai temi della sostenibilità alimentare e ambientale.

Trento è la città della Guardia Civica alla quale, nel 1801, è affidata la cura dell'ordine e della sicurezza urbana. A più di due secoli distanza, non è possibile che i cittadini in molti quartieri si sentano poco sicuri e poco difesi. Le dimensioni della città e quella dei fenomeni di turbativa della sicurezza dovrebbero consentire ­ senza isterie ma anche senza sottovalutazioni ­ di riportare sotto il controllo della comunità e delle sue istituzioni ogni spazio pubblico a qualsiasi ora. Bisogna che questo diventi la priorità assoluta della Polizia Locale, in collaborazione con le altre forze di pubblica sicurezza, anche mettendo in secondo piano altre pur legittime attività di controllo. E bisogna che chiunque si trovi in città avverta l'obbligo morale e civile, prima che giuridico, di comportarsi con correttezza e rispetto, poiché non possiamo perdere la nostra caratteristica di città civile, nelle piccole come nelle grandi cose. E non vogliamo che qualche rilassatezza su questo fronte alimenti intendimenti di chiusura e dia spazio a forze intolleranti.

Trento è soprattutto città di una moltitudine che si impegna, ha cura della comunità, lavora per il bene comune, rispetta i doveri della cittadinanza responsabile. Volontari, lavoratori, professionisti, imprenditori, studenti, parroci, amministratori circoscrizionali e degli usi civici, oppure semplicemente persone che vivono con serietà il proprio impegno in famiglia e nella società. Nelle figure nobili della sua storia, Trento ritrova i segni di una identità che non vuole e non può perdere. In questa moltitudine, ritrova il presente ed il futuro di una identità che si fa ogni giorno, nonostante tutto, vita concreta. È il respiro della città: ed è quello che noi vogliamo ascoltare, al di l à e prima delle nostre stesse parole.

Per questo, la politica deve riconciliarsi con la comunità, mettendo in campo umiltà e sincera disponibilità al cambiamento e al coinvolgimento delle migliori energie comunitarie. L'Unione per il Trentino cittadina si mette a disposizione per un progetto ambizioso e di ampio respiro; Trento è stata e può ridiventare punto di riferimento di sperimentazioni e innovazioni politiche capaci di segnare un ciclo nuovo.

In coerenza con questa prospettiva, la nostra lista si chiama: CANTIERE CIVICO DEMOCRATICO.

"Cantiere", perché il tempo in cui viviamo esige nuove architetture e nuove costruzioni: non per disconoscere il percorso del passato, ma per valorizzarlo in una dimensione di evoluzione virtuosa e generosa.

"Civico", perché i partiti sono parte importante, ma solo parte della società politica e le sfide che abbiamo difronte esigono la mobilitazione di tanti: serve promuovere una cittadinanza responsabile e attiva, poiché c'è bisogno di tutti i talenti per costruire la città del futuro.

"Democratico", perché avvertiamo la necessità di rinnovare il senso e lo spirito del nostro vivere democratico, che non è solo regole formali, ma condivisione comunitaria. E perché il campo politico nel quale ci colloca la nostra identità è da sempre quello delle culture democratiche e riformatrici, che hanno alimentato di pensiero e di valori sociali il nostro peculiare percorso autonomistico.

Trento, 6 marzo 2015